ALICE
UNA MERAVIGLIA DI PAESE

GIOVEDI' 7 MAGGIO 2009 - ORE 21.00

RASSEGNA STAMPA

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Articolo de "La Repubblica" Ed. di Genova (leggi)

Articolo de "Il Giorno" (leggi)

Articolo de "Il Secolo XIX" (leggi)

Scheda artistica

Con Lella Costa
Regia Giorgio Gallione

Di L. Costa, G. Gallione, M. Cirri, A. Sofri
Musiche originali Stefano Bollani
Costumi Antonio Marras
Scene Paolo Bazzani
Luci Jean Claude Asquié

LA PAROLA A LELLA COSTA

 La domanda, inevitabilmente, è e sarà: perché? Perché Alice?
La risposta carrollianamente corretta potrebbe essere, ovviamente: “perché sì”, o in alternativa “perché no?”.
Ma questa Alice non viaggia soltanto nei paesi delle meraviglie e attraverso gli specchi della fantasia sfrenata e della totale libertà d’invenzione linguistica; questa Alice non è soltanto la bambina bionda e appena un filo saccente, croce e delizia di un signore geniale e visionario dalla reputazione, ahimé, fatalmente ambigua: è anche altro.
E’ il salvacondotto per ogni possibile esplorazione delle parole, del linguaggio e del metalinguaggio, del gioco e del metagioco, della musica in ogni accezione.
E’ il simbolo di qualcosa, di tante cose che hanno popolato i sogni e i viaggi di tanti esploratori contemporanei; e di tante avventure.
E’ la radio che da Bologna negli anni settanta raccontava in diretta il mondo che esplodeva. E’ quella che si faceva il whisky distillando i fiori, che non abita più qui (se mai qui è stata), quella nel cui ristorante stasera nessuno è felice (e d’altra parte, nel suo ristorante si può avere tutto quello che si vuole, a parte lei, no?), quella che guarda i gatti e viaggia nelle città.
E’ il nome che oggi si ritrovano addosso tante giovani donne che sono nate quando i loro genitori pensavano che il mondo si potesse cambiare, o almeno colorare in un altro modo.
E’ il più visionario ( e meno infantile) dei film di Walt Disney.
E’ tutte noi ragazze che a ogni età e in ogni situazione ci sentiamo vagamente a disagio, o fuori posto, troppo grandi o troppo piccole o magre o grasse, comunque inadeguate, comunque incapaci di scegliere la parte giusta del fungo, la cosa giusta da fare.
E’ il nonsense, il surreale come sublime piacere del paradosso, ma anche come grimaldello per esplorare e raccontare alcuni luoghi dell’indicibile contemporaneo: per esempio il carcere, per esempio la sofferenza psichica.
Per accompagnare la mia Alice in questa meraviglia di paese ho chiesto l’aiuto sapiente di Giorgio Gallione, che la insegue praticamente da sempre, e di Antonio Marras, che crea poesia e ironia in forma di abiti. Per farla danzare, ho pensato a Stefano Bollani.
Non so se sono riuscita a spiegare il perché di questa scelta: ci proverò sul palcoscenico.
Adesso, per dirla con Tom Waits - e chi meglio di lui? – “all that I can think of is Alice”.

LA PAROLA A GIORGIO GALLIONE

Portare Alice in scena può voler dire intraprendere “un viaggio che somiglia più ad un cavaturaccioli che ad un sentiero”, inseguendo tracce che non portano da nessuna parte, con regole fatte solo di eccezioni.
Così potremo scoprire che anche il nostro mondo, come quello di Carroll, è solo un gioco illusorio di ombre e luci dove si può entrare attraverso una screpolatura dell’aria, un foro della terra o un'improvvisa debolezza nella superficie di uno specchio.
Alice in palcoscenico può significare allora coltivare programmaticamente il nonsenso, andando a “lezione di oblio” o frequentando la scuola della Finta Tartaruga che insegna a scrivere con “pinna e calamaro” e dà ripetizioni di “Dissenno”. Ma Alice è anche inseguire “una specie di speranza disperata” consapevoli che talvolta viviamo prigionieri dei sogni altrui e che la "meraviglia di paese" in cui viviamo spesso è nient'altro che un mondo odioso e sgarbato, popolato da re e regine malvagie e da ciclopi ipnotizzatori col volto a forma di monoscopio.
E se “pensare confonde le idee” o è consigliabile, come ci dice Alice, imparare a guardare ogni cosa con una sorta di strabismo mentale, sarà forse utile (e divertente) attraversare pure i paradossi e i controsensi del mondo contemporaneo alla ricerca della follia e dell'insensatezza del nostro paese delle meraviglie, spesso troppo simile ad una partita a scacchi giocata da Re decerebrati e arroganti Cappellai Matti. 

BIOGRAFIA DI LELLA COSTA

Lella Costa non è figlia d’arte, anche se d’arte visse e vive; non ha un nome d’arte, ma solo un diminutivo, con cui è chiamata da sempre, visto che per l’anagrafe è Gabriella; e se di arte un pochino forse, ormai, ne ha, di parte continua a interpretarne ostinatamente una: se stessa.
Non è sempre stato così, ma quasi: subito dopo gli studi, vale a dire l’università di lettere e un diploma all’accademia dei Filodrammatici con tanto di Medaglia d’oro, inizia a lavorare con Massimo Rossi, per approdare, nel 1980, al suo primo monologo, scritto da Stella Leonetti: “Repertorio, cioè l’orfana e il reggicalze”. E’ l’inizio di un percorso che la porterà a frequentare esclusivamente autori contemporanei (ancora la Leonetti, Renzo Rosso, Mrozek), a farsi le ossa alla radio, ad avvicinarsi al cosiddetto teatro-cabaret con un altro monologo, scritto nell’85 da Patrizia Balzanelli, finché, nel marzo dell’87, debutta con il primo spettacolo di cui è anche autrice, “Adlib”, a cui l’anno dopo seguirà “Coincidenze”.
Il successo è inatteso quanto gradito, e porta con se anche un po' di televisione (La TV delle ragazze, Fate il vostro gioco, Ottantanonpiùottanta, Il gioco dei nove e ovviamente il Maurizio Costanzo Show), e perfino un po’ di cinema “Ladri di saponette” di Maurizio Nichetti, “Visioni private” di Francesco Calogero.
Nel febbraio del ‘90 è di nuovo in scena con il suo terzo monologo, “Malsottile”, una sorta di riflessione ironica e poetica su un tema che ama molto: la memoria.
Nel gennaio ’92 esce, edito da Feltrinelli, “La daga nel loden”, raccolta di testi degli spettacoli realizzati fino al ’91; contemporaneamente debutta con “Due”, prima, e tutt’ora unica, esperienza fuori dalla struttura del monologo.
Sempre monologhi sono le ultime produzioni teatrali: “Magoni” gennaio ’94 – musiche originali di Ivano Fossati e una lunga tournèe con tre musicisti al seguito.
Dal 27 ottobre al 5 novembre ’95 è in scena con lo spettacolo “La daga nel loden” al Teatro Studio di Milano.
Gennaio ’96 “Stanca di guerra” testo scritto con la collaborazione di Alessandro Baricco con ripresa al Piccolo Teatro di Milano dal 9 gennaio al 2 Febbraio 1997.
Dal 4 al 29 marzo '98 debutta al Piccolo Teatro di Milano con il nuovo spettacolo “Un'altra storia” regia di Gabriele Vacis.
Giugno, luglio, agosto, settembre '98 su Rai Radio le affidano una striscia quotidiana alle 7.00.
Nel dicembre '98 è uscita per Feltrinelli la raccolta di testi teatrali “Che faccia fare” comprendente. Gennaio 1999 su Italia 1 è protagonista di una puntata di “Comici” varietà condotto da Serena Dandini. Marzo '99, per Rai Radio 3, conduce venti puntate di letture e commenti da “Il Paradiso degli Orchi” di Daniel Pennac.
Febbraio 2000, debutta al Piccolo Teatro di Milano con lo spettacolo “Precise parole” tratto da Otello con la regia di Gabriele Vacis e partecipa all'allestimento italiano dei “Monologhi della Vagina” di Eve Ensler a Milano al Salone Pierlombardo nell'ottobre 2001. L’esperienza dell’allestimento teatrale dei “Monologhi” non si esaursce con lo spettacolo, nel 2008 infatti è l’unica attrice italiana chiamata a New Orleans per il V – Day USA. Giugno 2002 esce per Feltrinelli “In Tournèe” seconda raccolta dei testi teatrali che comprende anche il precedente “Precise Parole”.
Giugno 2002, nell’ambito del premio dedicato alla giornalista Ilaria Alpi, è voce narrante dello spettacolo “Occhi Scritti” scritto e diretto da Francesco Cavalli e Pasquale D’Alessio, rappresentato al Teatro Del Mare di Riccione.
Ottobre 2002 nuovo spettacolo “Traviata” con la regia di Gabriele Vacis e debutto nazionale all'Arena Del Sole di Bologna.
La tournèe di "Traviata" si conclude dopo oltre 250 repliche e lo spettacolo viene ripreso da RAI 2 per "Palcoscenico".
Febbraio 2004 partecipa alla rassegna “Nobel tra letteratura e teatro”, curata dal Teatro dell’Archivolto di Genova nell’ambito di “Genova ’04 - Capitale Europea della Cultura”, dando voce al testo di Gabriel Garcia Marquez “La incredibile e triste storia della Candida Eréndira e della sua nonna snaturata”, accompagnata dalle musiche degli Aquaragia Drom, messa in scena curata da Giorgio Gallione.
Dicembre 2004 con Arnoldo Foà è protagonista del recital “Le mille e una notte. Sherazade” con musiche di Paolo Damiani spettacolo rappresentato presso l’Auditorium di Parma. Allo spettacolo segue un Audio Cd edito da Full Color Sound.
Gennaio 2005 debutta a Genova con "Alice, una meraviglia di Paese" nato dalla collaborazione con Giorgio Gallione che ne cura anche la regia. Lo spettacolo con testo di Lella Costa, Giorgio Gallione, Massimo Cirri e Adriano Sofri, con le musiche originali di Stefano Bollani, costumi di Antonio Marras, scene di Paolo Bazzani e luci curate da Jean Claude Asquié, è tournée fino a dicembre 2006.
Da maggio 2006 collabora con una sua rubrica con la rivista ANNA.
Luglio 2006 esce in edicola per la collana audiolibri (Gruppo Espresso – La Repubblica) “Donne dagli Occhi Grandi”, di Angeles Mastretta, con voce recitante di Lella Costa e musiche originali di Stefano Bollani.
Settembre 2006 partecipa al programma tv di Natalino Balasso “Mitiko”; quattro puntate andate onda sul canale LA7, che vedono il comico affiancato da Lella Costa e Marco Travaglio.
Gennaio 2007 debutta a Mirandola con "Amleto", spettacolo di cui, come consuetudine, è anche autrice insieme a Massimo Cirri e Giorgio Gallione. Nel 2008 esce per Fetrinelli “ Amleto, Alice e la Traviata” raccolta degli ultimi tre testi portati inscena. Nel 2009 debutta con il nuovo spettacolo “Ragazze - nella lande scoperchiate del fuori” sempre per la regia di Gallione, con cui è attualmente in tournée.