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Alma Rosè

 

Compagnia Alma Rosè

ALMA ROSE’

Di Claudio Tomati, coordinamento registico di Mauro Maggioni, con Annabella Di Costanzo ed Elena Lolli.
Musiche originali e strumenti Mauro Buttafava
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LO SPETTACOLO
Alma Rosè è uno spettacolo ispirato al libro di Fania Fenelon “Ad Auschwitz c’era un’orchestra”, testimonianza della sua detenzione nel campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau dal gennaio del 1944 alla fine della guerra.

Qui Fania entrò a far parte dell’unica orchestra femminile di tutti i campi di concentramento della Germania e dei territori occupati, diretta da Alma Rosè, eccezionale violinista ebrea, nipote di Gustav Mahler.
La messa in scena è incentrata sul rapporto tra le due musiciste, il loro diverso modo di vivere il lager e la necessità di fare musica.
Per Fania suonare è un mezzo per sopravvivere e sopravvivere è ricordare per “fare sapere al mondo”. Anche in una condizione estrema Fania riesce a mantenere intatta la propria umanità: sa di suonare e cantare una musica “che è la cosa migliore a Birkenau in quanto procura oblio e divora il tempo, ma è anche la peggiore perché ha un pubblico d’assassini”.
Per Alma la musica è un fine, il fine su cui ha costruito la propria identità di tutta una vita, e quando, deportata ad Auschwitz, le viene affidata la direzione dell’orchestra femminile del campo, nulla le importa più se non fare bene il proprio lavoro e realizzare musiche sublimi, disinteressandosi degli effetti collaterali delle proprie azioni. 

LA COMPAGNIA DICE DI SE'
Siamo una Compagnia che produce spettacoli, esistente dal 97, anno in cui abbiamo vinto il Premio Eti Scenario con lo spettacolo “Alma Rosé”, da cui abbiamo voluto prendere nome. La nostra idea di teatro è quella di lavorare in piena autonomia, di pensiero e di ricerca, seguendo i desideri del momento e le necessità, cosa che ci ha portato a spaziare dalla fiaba a tematiche di tipo politico e civile, trovando di volta in volta spunti e temi di riflessione diversi. Oltre che nei teatri operiamo anche in situazioni non teatrali e in tutti quei luoghi di aggregazione, della cultura, del sociale, del lavoro, che sono interessati a promuovere insieme a noi dialogo riflessione emozione.
Sogniamo un teatro che ritorni a essere rito civile, che sia il più vicino possibile alle persone, che si confronti direttamente con il territorio in cui è nato e perciò lavoriamo in questa direzione. E’ nostro desiderio cercare sempre nuovi stimoli nell’incontro con nuovi collaboratori, artisti e professionisti vari e fare sposare il teatro anche con altre arti. Oltre alla produzione di spettacoli teniamo seminari e insegniamo teatro, anche come occasione di scambio di sapere. La Compagnia è formata da Annabella Di Costanzo, Manuel Ferreira e Elena Lolli.

PREMI E RICONOSCIMENTI
Premio Hystrio-Provincia di Milano 2008 alla Compagnia Alma Rosè.
Fondata nel 1997 Alma Rosè ha vinto nello stesso anno il Premio ETI Scenario con lo spettacolo “Alma Rosè” che ha poi dato il nome al gruppo formato da Annabella Di Costanzo, Manuel Ferreira e Elena Lolli.
Alma Rosè segue un’idea di teatro che è quella di lavorare in piena autonomia, di pensiero e di ricerca, spaziando dalla fiaba a tematiche di tipo politico e civile, trovando di volta in volta spunti e temi di riflessione diversi. Oltre che nei teatri opera anche in situazioni non teatrali e in tutti quei luoghi di aggregazione, della cultura, del sociale, del lavoro, che sono interessati a promuovere dialogo e riflessione.

RECENSIONI
DAL CORRIERE DELLA SERA

Suoni cupi di violino ricordando Alma Rose'
"Ad Auschwitz - Birkenau c'era un'orchestra formata solo di donne che accompagnava la "vita" del campo di sterminio e "allietava" le SS. Un'orchestra formata da donne di tutta Europa e diretta dalla tedesca Alma Rose', grande violinista, ebrea, nipote di Gustav Mahler. Una delle poche sopravvissute a quell'inferno, Fania Fenelon, ha affidato le sue sconvolgenti memorie a un libro "C'era un'orchestra ad Auschwitz", nel quale racconta con lucidita' e forza la sua storia e quella delle sue 40 compagne.
 Ed e' sul rapporto tra Fania e la violinista che si incentra "Alma Rose", scritto da Claudio Tomati, recitato da Annabella Di Costanzo e Elena Lolli, con le musiche di Mauro Buttafava.Da un lato vi e' Alma che vive per la musica e dall'altro Fania che spera di sopravvivere grazie alla musica. Un rapporto duro, teso tra una donna ossessionata dalla perfezione che cerca di cancellare disperatamente con la musica la realta' che la circonda. Fania vede l'inferno in cui e' immersa e vuole vivere per "far sapere al mondo". Isolato dal contesto del romanzo il personaggio di Alma appare il piu' fragile, non bastano poche battute sull'orrore che la circonda per non farla apparire solo una sadica esaltata, pronta a scambiare "quel pubblico di mezzi cadaveri, di boia in divisa, di volgari ruffiane per quello dell'Albert Hall
Un testo confuso, a tratti irritante, , immerso in un'atmosfera cupa, allucinata, sorretto dalla bravura delle due attrici che offrono un'interpretazione palpitante e tesa, e alcune belle idee registiche come l'utilizzo di strani strumenti musicali che emettono note stridule e sgradevoli quasi a significare che anche la musica all'inferno non puo' vivere. Calda l'accoglienza del pubblico".
Poli Magda, 18 aprile 1998.

LA VITA DI ALMA ROSE'

Alma Rosé, violinista tedesca d’origine ebraica, nasce nell’anno 1906.
Nipote di Gustav Mahler, fu strappata dalle SS da una sala concerto a Dijòn per essere rinchiusa ad Auschwitz.
Prima di allora era stata al riparo in Inghilterra con il suo amante viennese che l'abbandonò nel giugno del 1939.
L'arrivo di Rosé al campo di concentramento, vicino a Cracovia, fu paradossale. Infatti nella città polacca vi aveva soggiornato, si era esibita insieme all'allora marito, il virtuoso Ceco del violino Vása Príhoda, aveva diretto la celebre orchestra, di signorine, la raffinata Wiener Walzermädeln che lei stessa aveva creato e con la quale si esibì in tutta Europa.
Negli anni precedenti il suo arresto, la sua vita fu caratterizzata da frequentazione d’ambienti intellettuali europei e dei più celebri musicisti dell’epoca.
Il suo arrivo ad Auschwitz in quel piccolo numero di donne selezionate per il blocco sperimentale segnerà i prossimi anni della sua vita.
Dopo essere stata sottoposta al procedimento abituale della rasatura, doccia, tatuaggio del numero 53081 e la consegna del vestiario della prigione, Rosé fù inviata al blocco 10.
La dignità di Rosé che da subito contrastò con il silenzio circostante richiamò l'attenzione di una giovane donna olandese, infermiera del blocco. Era la flautista Ima Van Esso, che alcuni anni prima la stessa Rosé aveva accompagnato al pianoforte .
La dignità di Rosé proveniva dal suo raffinato passato viennese vissuto tra eccelsi compositori ed interpreti. Sua madre, Justine, era sorella di Gustav Mahler; suo padre, Arnold Rosé, era stato per più di mezzo secolo concertista della Filarmonica e dell'opera di Vienna e leader del famoso quartetto Rosé.
Dalla data della sua nascita è stata circondata dai più celebri musicisti del suo tempo.
L’arrivo della Rosé al campo di concentramento richiamò l’attenzione anche del responsabile di Birkenau, che dirigeva il blocco 10 di Auschwitz. Sin dal suo primo incontro con l’ufficiale tedesco la Rosé fece ricorso al suo estro musicale ed alla sua miglior arma, il violino.
Ricevette un violino, preso a un prigioniero dal destino incerto.
Era il primo strumento che la Rosé toccava dal 12 dicembre dell'anno precedente, quando consegnò il suo “Guadagnino” a una donna olandese affinchè lo mettesse al sicuro.
Appena la Rosé iniziò a suonare le prime note, portò una nota di bellezza nel campo tanto che si disse “ … i lucchetti messi … dalle SS sembrarono svanire…”
La bellezza era un sogno ampiamente dimenticato nel blocco 10 e sino a quel momento nessuno avrebbe potuto sognare una bellezza tale come quella che sgorgava dalla sua musica
Infatti fu la musica della Rosé a portare un po’ di felicità e speranza all’interno del blocco, venivano improvvisate buffe esibizioni di danza, grottesche repliche di cabaret, insegnato a ballare il tango o la Czarda.
La fama della Rosé all’interno del campo andò sempre aumentando tanto che venne disposto il suo trasferimento dal blocco 10 a Birkenau, dove avrebbe dovuto prendere la Direzione di una piccola orchestra costituita prima del suo arrivo da alcune recluse.
Il suo arrivo all’interno del gruppo destò in un primo momento un po’ di diffidenza, ma le compagne dopo avere capito che si trattava della Rosé e quale fosse il suo compito, furono in maggioranza entusiaste ed iniziarono a sperare in un futuro migliore; non mancarono però scontri e discussioni all’interno del gruppo per il suo arrivo!
Quando Rosé organizzò la sua Wiener Walzermädeln ebbe a disposizione, per scegliere gli elementi, le alunne e le diplomate dei migliori conservatori del mondo recluse nel campo.Nessuno aveva mai fatto musica in tali condizioni.
Durante i concerti le donne coprivano le loro teste con fazzoletti color lavanda, e usavano camice bianche e pantaloni blu.
Alma Rosé prese iniziative per migliorare le condizioni di vita delle sue compagne, e talvolta si espose in prima persona anche per salvare loro.
Violette Jacquet Silberstein giudea francese, ricorda che dopo avere lasciato l'ospedale del campo e convalescente dal tifo, essendo debole, durante il passaggio dell'orchestra davanti al portone di ingresso, rimase indietro ed una SS la fermò e volle sapere se fosse così tanto stanca o ammalata da non poter marciare insieme alle altre, rischiando di essere inviata alla camera a gas.La ragazza attribuì a Rosé il merito di averle salvato la vita.
Durante il corso dell'inverno 1943/1944 la fitta programmazione e la costante tensione stancavano le integranti dell'orchestra. Svenimenti e collassi dovuti all'estenuante lavoro, costrinsero Rosé a persuadere le SS di permettere alle donne dell'orchestra qualcosa di impensabile: una piccola pausa dopo mezzogiorno.
Nel 1966 Anita Lasker Wallfisch in un'intervista alla BBC, disse che la Rosé non fu motivata tanto dalla paura delle SS e di perdere la vita ma quanto di raggiungere l'eccellenza e così di fuggire con il pensiero.
L'atmosfera del blocco della musica entusiasmava i membri delle SS anche quelli di alto rango ad esempio il Dott. Mengele, Mandel e Josef Kramer.Alcuni anni dopo Eva Stojowska ricordando la Rosé, si meravigliava della sua abilità nel preparare le donne affinché cantassero le voci mascoline dello spartito.
Rosé morì la notte fra il 4 e 5 aprile del 1944.