India

Teatro Stabile di Genova – Mercadante Teatro Stabile di Napoli in collaborazione con il Comune di La Spezia

INDIA
Scritto da Mara Baronti 

Regia di Alfonso Santagata

Interpretato da Mara Baronti e da Cristina Alioto e Patrizia Belardi

Uno spettacolo, un racconto a più voci e a vari livelli: con la narrazione, la danza, il canto e la musica.
 
L’idea di realizzare questo progetto è maturata nello Stabile di Genova e al Teatro Mercadante di Napoli, dopo aver visto e apprezzato “LABIRINTI” uno spettacolo di e con Mara Baronti, nel quale racconto, musica jazz, immagini s’incontrano e si fondono in un ritmo miracolosamente capace di trasmettere suggestioni, emozioni, contenuti agli spettatori.
Mara Baronti, da sempre innamorata conoscitrice dell’India e della sua cultura, curiosa ed instancabile lettrice dei grandi miti di quella tradizione da Mahabaratha, Kalika Purana, Ramajana, etc. ci ha parlato di un suo progetto, della voglia di raccontare questa passione con un nuovo spettacolo.
Era già avvenuto l’incontro con Alfonso Santagata, ed il confronto tra i due appariva, come appare ancora, interessante e stimolante.
Operiamo in un tempo ed in una prospettiva nelle quali sempre di più la nostra vita quotidiana dovrà confrontarsi con questo grande paese: l’India.
Che il teatro entri, a suo modo, in questo confronto  non, come dice Mara Baronti, per dare conto di aspetti della odierna vita quotidiana di questo grande Paese,  ma per cercare di capire perché oggi gli indiani vivano così, ci sembra una buona cosa.
Anche perché questo tentativo si basa su grandi, affascinanti, divertenti storie, sulla creatività di ottimi artisti come Alfonso Santagata, Mara Baronti, i creatori delle musiche e delle immagini, i musicisti e i danzatori impiegati nello spettacolo.
 
INDIA
“Ti devi sbrigare” mi dice spesso un’amica con cui condivido i miei soggiorni indiani, “altrimenti ci penseranno altri a fare uno spettacolo sull’India, il tema è così attuale!” E’ vero. Io sto lavorando, esitando, rimuginando da anni, lo sanno bene coloro che produrranno questo spettacolo, ma è il mio modo di lavorare, di entrare dentro le cose e quando arrivo a sognare le mie storie di notte, è fatta, sono pronta a comunicarle. Il titolo è cambiato molte volte nel corso del tempo, ad iniziare da “Kalika Purana: antica storia sulla Signora nera” per passare poi a “Sulle tracce della Dea” e ancora “Il gioco della vita” e infine “India”: sempre meno definito come potete notare. Questo mi piace molto perché mi ricorda che gli indiani raccontano che gli elefanti, da loro amatissimi, un tempo potevano volare e cambiare forma.
Come le nuvole dei monsoni.
“India” è un elefante che vola e si trasforma. Immenso e leggero. Non racconterà dei grandi successi nell’informatica, dei contadini e delle multinazionali, delle dighe, della dote e delle vedove, ma, spero, del perché tutto questo può accadere.
“India” è un racconto di miti e di Dei che ci serve a entrare nella filosofia degli indiani e, attenzione, qui la filosofia non è una materia scolastica ma vita, ricerca, giorno dopo giorno della conoscenza, non del mondo, ma di Sé.
Qualche mese fa un ufficiale di polizia che nel frattempo era andato in pensione venne chiamato a testimoniare durante un processo: si presentò vestito come Radha, la pastorella amata dal dio Krisnha. Per lui era finita l’epoca dell’immersione  nel mondo ed era cominciato un cammino spirituale che gli imponeva di identificarsi persino con l’aiuto degli abiti in varie forme di amore per dio.
“India”ci farà rendere conto che questo modo di intendere la vita non è completamente estraneo a noi europei. Quando i nostri popoli, all’albore della civiltà vivevano con il viso rivolto alle stelle anche per noi il tempo era l’eternità e lo spazio il cosmo intero.
“India” è un racconto a più voci e a vari livelli: con la narrazione, la danza, il canto e la musica. Con artisti europei e indiani.

Mara Baronti

Mara Baronti narratrice di  fiabe
Mara con le sue narrazioni ha toccato sempre mondi diversi, questa volta la tentazione arriva dall'India, il Paese più semplice e complicato allo stesso tempo, dove lontananza e vicinanza sono la stessa cosa;
i loro dei assomigliano ai nostri del passato, e a quelli del futuro.
Le tre storie-parabole che Mara ci racconta emanano odori nobili che si confondono con quelli bassi.
L'India con i suoi odori è un Paese lontano senza avere quella distanza che  separa ma suscitando vicinanza di appartenenza.
Sarà il teatro a scuotere perplessità e distanze creando sinfonie di appartenenza?
Il teatro come veicolo di conoscenza per attraversare mondi, esperienze che lasciano segni che ci apparteranno per tutta la vita.
 "Il teatro è nato dalle tenebre come la luce dal caos, e come la luce emerge per vincere le tenebre del caos"(Antonin Artaud).
Non sarà una trasposizione di quel mondo, né un'analisi antropologica, né un'identificazione, ma una condivisione e una conoscenza per arricchire il nostro sentire.
 Una affabulazione dove c'è un'azione e una passione della mente, e sarà Mara, con il suo ritmo e la sua danza interiore, che ci accompagnerà in terre sconosciute che ci appartengono. 

Alfonso Santagata