MISERABILI
Io e Margaret Thatcher

 

Rassegna stampa


Marco Paolini e i Mercanti di Liquore
in
Miserabili
Io e Margaret Thacher


Testi di Andrea Bajani, Lorenzo Monguzzi, Marco Paolini, Michela Signori

Musiche dei Mercanti di Liquore

(Lorenzo Monguzzi, Piero Mucilli, Simone Spreafico)

Produzione Jolefilm


MISERABILI è un racconto in forma di ballata, che ricostruisce in quadri la metamorfosi della società italiana a partire dagli anni ’80, continuando idealmente l’esperienza di autobiografia collettiva degli Album. È l’economia l’argomento principale della ballata, l’intreccio di “macro” e “micro”, le ricette e le delusioni di questo passato prossimo che sconfina nel presente. MISERABILI è un work in progress per vocazione, perché è anche un modo di ragionare ad alta voce e senza pregiudizi sull’influenza, sempre crescente,delle regole (e dell’assenza di regole) di mercato, sul nostro modo di immaginare il futuro senza progettarlo, di vivere il presente, di rimuovere la memoria.

Margaret Thatcher è la protagonista di un dialogo immaginario con Nicola, il protagonista degli Album di Marco Paolini, è il simbolo vivente della metamorfosi della nostra società non più ristretta da confini nazionali.

La presenza della musica è molto forte, i Mercanti di Liquore hanno composto tutte le musiche e le eseguono dal vivo.

Andrea Bajani, autore di libri sul mondo del lavoro come Cordiali saluti e Mi spezzo ma nonm’impiego, ha collaborato alle ricerche e alla stesura dei testi.

Nel 2006 ho cominciato a mettere insieme i pezzi dello spettacolo MISERABILI io e Margaret Thatcher. Il punto di partenza era lo strapotere dell’economia sulla mia-nostra vita. Non un’invettiva contro il mercato, ma una presa d’atto della sua onnipresenza anche in momenti e settori che un tempo non gli competevano.

Ragionavo di come la tentazione della pietra filosofale avesse contagiato gente fino a poco prima del tutto immune a questo tipo di seduzione e di come esoterismo, previsioni di mercato, nuove attese di vita, bassi prezzi per i viaggi, facilità di contrarre mutui o prestiti, circolazione libera dei capitali, insieme alla velocità delle informazioni in rete, ci avessero cambiato. Un mondo nuovo in cui non ho capito perché non hanno dato il Nobel per l’economia a Harry Potter, ma se lo sarebbe meritato.

Poi è cominciata la crisi e qualcuno ha creduto di capire finalmente quello che questo spettacolo voleva dire. Il terrore può paralizzare, ma una situazione preoccupante può allenare i riflessi e i sensi assopiti nel benessere.

Credo sia necessario che anche gli autori si interroghino sulla materia trattata, senza aspettare di essere lasciati indietro dagli accadimenti.

L’intuizione sulla centralità esagerata dell’economia rispetto alle nostre esigenze, si è rivelata esatta ma saperlo non può consolarci. Le soluzioni solo economiche della crisi attuale lasciano intatto il problema di fondo: senza dei forti contrappesi culturali Economia e Politica non sono in grado di pianificare il nostro futuro. Non posso affidarmi alla politica senza confidare, cioè dare fiducia, che significa conoscere e condividere almeno la direzione del futuro.

MISERABILI è anche uno spettacolo di pensiero, di faticosa ricerca di un pensiero tra frammenti di esperienza, di intuizioni ed errori di valutazione. Rispetto a tre anni fa ci sono molti più interlocutori disposti a ragionare su questo ed è stimolante pensare che il lavoro fatto finora sia punto di partenza per altro teatro. Ho deciso di mantenere lo stesso titolo perché è nella continuità del dialogo immaginario con la signora Thatcher e nel confronto con la storia che si muovono anche i nuovi dialoghi, le nuove scene, e le canzoni che (presumibilmente) sostituiranno, almeno in parte, quelle del copione originario.

Con Miserabili questo è già successo e continua a succedere; nel mese di marzo 2009 siamo ripartiti da Scampia ripensando il lavoro e l'allestimento e cercando di ridare a ogni serata il senso di una tappa verso una forma che oggi ancora non posso prefigurare. È quanto ho già fatto in passato con le grandi narrazioni civili come il Racconto per Ustica, Parlamento chimico, il Racconto del Vajont. Il mio è un teatro incompiuto in cui è difficile stabilire un confine tra le prove e le repliche. È il suo limite, ma anche la sua forza.”

Marco Paolini