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17 ragazze

Un film di Delphine CoulinMuriel Coulin. Con Louise GrinbergJuliette DarcheRoxane DuranEsther GarrelYara Pilartz.  Drammatico, durata 90 min. - Francia 2011.

Il miglior cinema francese: giovane, ribelle e vitale



In un piccolo centro della Bretagna, la liceale Camille Fourier, rimasta incinta, diventa in breve per le amiche di scuola un esempio e un modello. Intenzionate a fare a meno di chiunque, sia dei partner che dei genitori, diciassette ragazze dello stesso liceo decidono di avere un figlio e di crescerlo aiutandosi fra loro, possibilmente in modo assai differente da come sono state cresciute a loro volta. La gravidanza delle diciassette minorenni procede dunque contemporaneamente, lasciando interdetti la comunità e le autorità scolastiche, che non trovano ragioni né spiegazioni. 
Le sorelle Delphine and Muriel Coulin portano in scena un fatto vero, accaduto nel 2008 nel Massachusetts, trasportandolo da questa parte dell’Atlantico, in un luogo dove il vento è ribelle e le spiagge sono sterminate, mentre le prospettive sociali lo sono molto meno. Cinematograficamente parlando, è un luogo dall’ “eau froide”, dove bellezza e freschezza rimano con un sano idealismo e con un’idea rock e comunitaria della vita, ma anche dove le precedenti incursioni nel documentario delle autrici si fanno riconoscere piacevolmente. 
Qual è, dunque, l’elemento che sconvolge di più di questa vicenda, che ci spinge a strabuzzare gli occhi già sulla carta e che il film ha il merito di esplorare senza quasi divagare da quel centro? Semplice. Che in un’epoca in cui per una donna trovare “in coscienza” le condizioni ideali per avere un figlio è un’impresa sempre più titanica, che sposta l’età media della maternità sempre più avanti, non una ma diciassette ragazzine minorenni abbiano avuto sufficiente “incoscienza” per farlo. 

Su questo miracolo (quale quello di una migrazione sconsiderata delle coccinelle verso la spiaggia, dove quasi sicuramente sono destinate a incontrare la morte) il film lavora e insiste, mostrando le protagoniste sempre con la sigaretta accesa o la bottiglia di alcolico alla bocca, mostrandole in perenne corsa, salto, sbattimento di quei loro corpi sui quali rivendicano possesso e consapevolezza. Eppure, pur esibendo appunto per tutto il tempo la mancanza di una reale consapevolezza, fino al punto di rendere la visione ansiogena e quasi disturbante, alla fine17 filles ci conduce incredibilmente ad ammirare queste ragazze anziché commiserarle. Come eroine che hanno compiuto l’impresa. Poi il finale si premurerà di gettare una luce sul brusco risveglio dal sogno collettivo e sottolineerà volentieri la natura unica ed eccezionale della vicenda, ma la bellezza del film è proprio quella di contenere una storia più forte di ogni giudizio e una vitalità (tante vite in crescita) letteralmente incontenibile. « On peut rien contre une fille qui rêve », dice il film alla fine. E ha ragione.


(Marianna Cappi - MyMovies)



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