Kohlhaas

STAGIONE DI PROSA "A PORTE APERTE"

LUNEDÌ 20 FEBBRAIO 2012 ORE 21

 
TRIKSTER TEATRO presenta

KOHLHAAS


di REMO ROSTAGNO e MARCO BALIANI

Tratto dal racconto “Michael Kohlhaas “ di Heinrich von Kleist

Con MARCO BALIANI

 


"Tanti anni fa in terra di Germania viveva un uomo a nome Michele Kohlhaas. Era allevatore di cavalli e come lui lo erano stati il padre e il nonno…".
Marco Baliani, attore, regista e drammaturgo tra i più originali nel panorama teatrale italiano, comincia così il suo affascinante racconto, tratto dall’opera di un classico della letteratura e del teatro tedesco, Heinrich von Kleist.

La storia, ispirata a un fatto realmente accaduto nella Germania del Cinquecento, è quella del mercante di cavalli Michael Kohlhaas, che, subìta un’angheria da parte di un nobile, tenta dapprima di ottenere giustizia dalla legge e poi, non vedendo riconosciute le sue ragioni, si fa brigante e raccoglie attorno a sé schiere di disperati, con i quali saccheggia e devasta intere città, arrivando a scatenare quasi una guerra contro il potere imperiale e giungendo infine ad essere condannato a morte.
La spirale di violenza generata dal sopruso subito dal protagonista offre lo spunto per una riflessione sulla questione della giustizia e sulle conseguenze morali che la reazione dell'individuo all'ingiustizia può comportare. Baliani, attraverso la sua mimica, la sua gestualità, riesce a coinvolgere anche lo spettatore più distratto, facendogli immaginare i cavalli del protagonista, le sue paure, la sua sete, la sua vana attesa di giustizia e la decisione finale di scegliere il cappio di una forca.

Perfetto come "raccontatore di storie", Marco Baliani dà un saggio di teatro di narrazione, trasformando lo spettatore in ascoltatore: “E’ stata una sfida bella e difficile trasferire in narrazione e parola orale un universo così lontano e complesso come quello della parola scritta di Kleist”, confida Baliani. Il racconto di Kleist mantiene, nella rielaborazione drammaturgica di Baliani e Rostagno, l’asciuttezza e la capacità di suscitare forti visioni che ne sono il dato dominante: è un quadro a tinte intense e cupe, con pochi squarci di luce violenta che disegnano ombre scure e potenti.

Si tratta di una scrittura scenica insieme inedita e persistente, che incontra il favore non soltanto della critica (e non necessariamente di quella più attenta al nuovo) ma anche di un pubblico numeroso. Nella storia del teatro italiano degli ultimi anni, Kohlhaas è forse uno degli spettacoli che è rimasto più a lungo nei cartelloni, un "cult", "spettacolo-manifesto di un ritrovato teatro di narrazione", con centinaia di rappresentazioni all’attivo.

Scritto insieme a Remo Rostagno, Kohlhaas rappresenta per Baliani il primo incontro con un racconto letterario preesistente e viene a definirsi come un exemplum di racconto “puro”, una storia che passa attraverso il raccontatore come una corrente, con un’urgenza forte di essere detta, con regole precise di tempi e di efficacia da rispettare. Una storia che trascina e coinvolge – senza però escludere la possibilità del distacco – sia il raccontatore sia gli ascoltatori.

Kohlhaas è infatti racconto e nello stesso tempo “teatro” nel senso più profondo del termine e anche, paradossalmente, nel senso più letterale: la creazione dell’attore Baliani fa infatti vedere, suscita nello spettatore continue visioni, che vengono poi nutrite e definite dall’immaginario e dalla memoria di ciascuno. Ogni spettatore tende così alla costruzione di un proprio racconto, di un flusso ininterrotto di figure e di accadimenti che il narratore continuamente accende e doma, e a cui le parole danno corpo e ritmo.

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